«Vi racconto il mio brutto sogno»

(29 aprile 2004) - Corriere della Sera

Dopo 157 giorni agli arresti domiciliari l' attrice vuole girare un film dal suo libro

Il suo corpo non è più il suo migliore alleato. Eppure Serena Grandi, classe 1958, mostra maturità, equilibrio. È uscita tre giorni fa dagli arresti domiciliari: 157 giorni. È stata coinvolta in un' inchiesta su un giro di cocaina e prostituzione. «Quando arrivò la polizia a casa mia, alle 5.30 del mattino, ho pensato di essere su "Scherzi a parte". Sono innocente, mi sono ritrovata al centro di una congiura incredibile». L' ha detto anche ieri sera su Canale 5 da Maurizio Costanzo a «Parlandosi». Quando ha ripercorso il suo buco nero le luci si sono abbassate. Serena era seduta al lato opposto di Victoria Silvstedt, la statuaria svedesona bionda che sembra appena sbarcata da Las Vegas. Solo qualche anno fa, era Serena l' oggetto del desiderio che gli uomini mangiavano con gli occhi per la bellezza opulenta e morbida. «Ho perso 15 chili mentre ero agli arresti domiciliari, la ricetta mi ha fatto bene». Diventa seria d' improvviso: «Ancora oggi quando sento il campanello di casa mi viene il crepacuore». Serena, che errori ha commesso? «Io sono molto emiliana, ho incontrato gente che ha sfruttato il mio nome. Sono stata ingenua. Non posso dire di più, il procedimento giudiziario è ancora in corso. Certo ci sono state delle intercettazioni, ma sono state interpretate male. L' errore è è stato quello di vivere in una città che mi ha dato tantissimo ma che può essere ladrona e inciuciona. La mai esuberanza mi ha portato fuori strada. Voglio tornare a vivere in Emilia, voglio dimostrare d' essere un' attrice veramente, non ha importanza dove abito. Se c' è una cosa di cui mi pento, è d' aver abbandonato troppo presto il palcoscenico». Se ne sono dette tante sul suo abbandono... «Da una parte ho voluto dedicarmi pienamente a mio figlio Edoardo, dall' altra mi offrivano solo ruoli o altamente erotici o di madri invecchiate prima del tempo. Ci vuole equilibrio per non cadere nella depressione, per sfuggire all' ansia della telefonata di lavoro che non arriva. Prima tutti mi chiamavano, le mie gambe erano assicurate per miliardi di lire, dopo "Miranda" di Tinto Brass ho girato 15 film in tre anni, e 50 in tutto». E poi? «Non volevo cadere nel viale del tramonto. Avevo paura di diventare la Laura Antonelli di turno, di diventare una donna triste come Anita Ekberg. Non è facile volersi bene. Psicologicamente, avevo bisogno di recitare. E mi punivo mangiando. Ingrassavo, non mi curavo. Devo perdere ancora due taglie. Dopo i film con Magni, Risi, ero delusa dalle ultime fiction dove ho lavorato con registi che non sanno "accompagnarti". In questi cinque mesi come passava il tempo? «Guardando la tv, e ho capito che bisogna tenersi lontani dalle ospitate televisive. O leggendo libri, la Ginzburg, la Morante, la Fallaci. E la posta su internet, ho un sito con 10.000 iscritti. Io potevo solo leggere i messaggi, senza rispondere. Ho fatto un brutto sogno durato cinque mesi». Il suo nome era associato alla Roma dei locali notturni, la vodka per vincere la noia, le sniffate per chiudere le serate. «Sono quattro anni che non mi si vede in giro, accettavo solo di andare al Jackie' O dalla mia amica Beatrice Janozzi. Non ho mai violato la legge». Perché la mobile è venuta da lei? «Perché mi chiamo Serena Grandi e non Maria Rossi». In queste vicende si ricontano amici e nemici. «Io ho avuto solo affetto: mia madre, mio figlio, mia cognata, il mio ex marito Beppe Ercole. Non mi ha voltato le spalle nessuno. Penso d' essere molto amata nell' ambiente dello spettacolo, in fondo non ho mai pestato i piedi a nessuno». Lei in passato è stata spavalda, sopra le righe, un po' sbruffona, diciamolo. Ride: «Mi vantavo d' aver passato una notte con due pugili e che li sfinii, dicevo che sarei stata fedele solo dopo aver incontrato un uomo ricco e potente, tutto virilità, cervello e conto in banca. Tutte frottole. Ero l' ufficio stampa di me stessa. Però di questo non mi pento, penso che mi sia servito a costruire un personaggio». Il suo ultimo film? «"Radio Freccia" di Ligabue. Il primo invece fu, nel 1982, "Teste di cuoio" di Giorgio Capitani, anche se tutti credono che sia "La compagna di viaggio" di Ferdinano Baldi. Perché? Perché c' era anche Moana Pozzi. La ricordo come una persona carina, intelligente. Ora ho scritto un libro ambientato negli anni ' 40, "Emilia" si intitola. Spero di pubblicarlo e di scriverne una sceneggiatura. La storia della conversione di una donna: vuol prostituirsi, incontra su un treno un uomo bellissimo, un prete, poi un gerarca fascista che si sente rifiutato e la vuole rovinare facendola ricoverare in un sanatorio dove la riempiono di pastiglie...Ma lei riuscirà a fuggire». Autobiografico? «C' è la mia conversione. Aiuto alla mensa dei poveri e faccio volontariato alla scuola di mio figlio, lui ha sofferto più di me, improvvisamente vede sua madre associata alla prostituzione e agli stupefacenti. Andava cercando la verità, dei segni dentro casa, non capiva, mi ha creduta, abbiamo pianto insieme». Cosa farà adesso? «Appena revocato l' arresto mi sono concessa il parrucchiere. Ora ci sono le interviste, i fotografi. Lo capisco. Da oggi ricomincia la mia vita normale. Spero di tornare a lavorare. Voglio fare una passeggiata al mare con mio figlio. Mi sembra di andare ogni giorno al Luna Park, riscopro le cose semplici. La vita mi sembra tutta bella. Mi sento forte. Comincio a volermi bene. Mi sento serena». Valerio Cappelli Una volta le mie gambe erano assicurate per miliardi, poi la depressione: temevo il viale del tramonto Aiuto alla mensa dei poveri e faccio volontariato alla scuola di mio figlio. Lui ha sofferto molto più di me